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“Kafka e la bambola viaggiatrice”

“Un anno prima della sua morte, Franz Kafka visse un’esperienza insolita. Passeggiando per il parco Steglitz a Berlino incontrò una bambina, Elsi, che piangeva sconsolata: aveva perduto la sua bambola preferita, Brigida. Kafka si offrì di aiutarla a cercarla e le diede appuntamento per il giorno seguente nello stesso posto.
Incapace di trovare la bambola scrisse una lettera – da parte della bambola – e la portò con se quando si rincontrarono. “Per favore non piangere, sono partita in viaggio per vedere il mondo, ti riscriverò raccontandoti le mie avventure…”, così cominciava la lettera.
Quando lui e la bambina si incontrarono egli le lesse questa lettera attentamente descrittiva di avventure immaginarie della bambola amata. La bimba ne fu consolata e quando i loro incontri arrivarono alla fine Kafka le regalò una bambola. Era ovviamente diversa dalla bambola perduta, e in un biglietto accluso spiegò: “i miei viaggi mi hanno cambiata”.
Molti anni più avanti la ragazza cresciuta trovò un biglietto nascosto dentro la sua bambola ricevuta in dono. Riassumendolo diceva: ogni cosa che tu ami è molto probabile che tu la perderai, però alla fine l’amore muterà in una forma diversa“.
(da “Kafka e la bambola viaggiatrice” di Jordi Sierra i Fabra)

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Truci storie di bambole maledette…Atto finale: storie meno conosciute

Harold
11168974_859340990802999_176182898_nAnno: imprecisato. Luogo: Webster, Florida, USA.
Harold è la prima bambola ad essere mai stata venduta su Ebay. Il suo proprietario la trovò ad un mercatino dell’antiquariato a Webster. Fu subito colpito dal suo aspetto vissuto: “Che meraviglia” pensò. “Il bambino che la possedeva deve averla molto amata”. La bambola si rivelò essere appartenuta al figlio del proprietario del banco, sfortunatamente morto nei primi anni della sua infanzia. L’uomo l’aveva tenuta 60 anni seduta nel suo capanno da lavoro, per poi decidere di liberarsene. L’acquirente decise di procedere all’acquisto, prontamente avvertito dal suo precedente proprietario di alcuni strani fenomeni riconducibili alla bambola. Dopo la morte del bambino, infatti, si sentivano spesso pianti provenire dalla stanza dello stesso. Non c’era nessuno nella stanza, a parte la bambola. Il prete locale suggerì loro di distruggerla bruciandola, operazione che si rivelò impossibile: le fiamme, infatti, non riuscirono a consumarla definitivamente, limitandosi a qualche danno minore. L’uomo, ignaro, la portò comunque a casa propria. Due giorni dopo l’arrivo di Harold, il gatto del nuovo proprietario morì e lui stesso cominciò ad accusare emicranie croniche. Un settimana dopo iniziò a sentire risate e pianti d’infante. Ogni controllo, chiaramente, aveva esito negativo. Pare inoltre che, al tatto, sembri di sentire una “pulsazione”, come se fosse viva.
Fu quindi per queste ragioni che l’uomo decise di rivendere la bambola all’asta su Ebay. La prima acquirente si aggiudicò la bambola per 700 dollari ma non pagò. La seconda acquirente la comprò per 300 dollari, per poi rivenderla ad un’altra famiglia perché non riusciva a sopportarla.
Pare che una persona, incuriosita dalla bambola, si sia recata a vederla di persona, per poi sviluppare un tumore al cervello e morire un mese dopo. Prima era totalmente sana.
Un’altro, dopo essere andato a vedere la bambola, morì un mese dopo cadendo violentemente dalle scale.
La bambola continua tutt’ora ad essere comprata e rivenduta. Nessuno vuole tenerla.
Pare, inoltre, che la bambola abbia la capacità di spostarsi a piacimento e, tutti coloro che l’hanno avuta in casa, testimoniano di aver sentito cantilene, pianti e urla di bambino, così come la sensazione di essere costantemente osservati.


Caroline
11124585_859341004136331_360364833_nAnno: imprecisato. Luogo: Massachusetts, USA.
Caroline è stata originariamente comprata a Salem in un negozio di antiquariato. Da allora ha avuto svariati possessori che si sono presi cura di lei e che la hanno molto amata. Secondo alcuni investigatori del paranormale, sembra che questa bambola sia abitata da ben 3 spiriti che fanno a gara su chi riuscirà ad avere il totale controllo sulla bambola. Ciononostante, Caroline non fa del male a nessuno. Pare che, se portata all’orecchio, sussurri: uno dei suoi proprietari sostenne infatti che Caroline gli abbia detto “Make it you” e che lui abbia inteso la frase come un augurio di buona fortuna.
Sembra che la bambola ami muovere gli oggetti: nasconde i libri dietro agli scaffali, sposta le candele nel forno e altri oggetti come penne, denaro e cibo sono stati ritrovati in posti bizzarri. Al momento nessuno sa chi siano gli attuali possessori della bambola. Le ultime notizie risalgono al 2004, quando gli investigatori avevano registrato alcuni EVP a testimonianza dei suoi bisbigli. Le investigazioni si sono fermate nel 2006, dopo la morte del suo ultimo proprietario. Dopo quell’evento, infatti, la bambola si è come “spenta” .


La Barbie di Pulau Urbin
11180241_859341007469664_1179135082_nAnno: 1914. Luogo: Singapore.
All’inizio della prima guerra mondiale, gli inglesi erano alla ricerca di spie presso le loro colonie. In particolare, investigarono una coppia tedesca a Singapore, accusata di spionaggio. La coppia fu catturata ma la loro figlia fuggì, per poi cadere giù da una scogliera e morire. I cittadini del paese di Pulau Ubin eressero su quella scogliera un tempio in suo onore con altare in porcellana, contenente una ciocca di capelli della bambina ed il suo crocifisso.
La Barbie è presente al tempio solo dal 2007. Un abitante di Pulau Ubin sognò infatti per tre notti di seguito di essere accompagnato da una bambina vestita di bianco in un negozio di giocattoli per comprare una specifica bambola. Recatosi al negozio, l’uomo trovò la stessa bambola del sogno, la comprò e la portò al tempio.
Da allora, gli abitanti di Pulau Urbin si recano al tempio per rendere omaggio alla bambina e portarle piccoli doni, sperando che il suo spirito porti loro buona fortuna.


Letta
11178435_859340934136338_830513454_nAnno: sconosciuto. Luogo: Australia.
Letta (o Ledda) è una marionetta costruita da una famiglia zingara per il figlio morto affogato. La comunità gipsy crede, non per niente, nel trasferimento dell’anima da un corpo all’altro, e che le bambole siano vascelli perfetti ad ospitare lo spirito di chi è passato oltre. La bambola ha capelli veri e sotto il suo scalpo è possibile vedere qualcosa di somigliante ad un cervello umano. Il nome Letta deriva dalle origini europee della bambola, per la precisione romene, ma anche dal fatto che, a volte, la bambola urla “Letta me out!” (Fammi uscire!).
Letta è stato ritrovato nel 1972 da Kerry Walton, ritornato in Australia nel suo paese di origine per assistere al funerale della nonna. Decise di visitare un vecchio edificio che da piccolo lo spaventava e fu appunto all’interno dello stabile che trovò la marionetta. Decise di tenerla con sé e, da allora, Kerry è ancora il suo possessore.
Pare che Letta non causi alcun male al prossimo e che, al contrario, abbia portato molta fortuna a Kerry. Tuttavia, alcuni strani fenomeni sono ricollegabili alla bambola: sembra infatti che ogni volta che Letta viene portato fuori casa, inizi a piovere, e che talvolta i quadri appesi al muro cadano quando viene spostato in una nuova stanza. I cani abbaiano e tentano di attaccare ogniqualvolta Letta è vicino a loro e molte persone testimoniano di sentirsi inspiegabilmente tristi e spaventate quando lo vedono. Letta è inoltre in grado di muoversi di sua spontanea volontà, di cambiare posizione quando è seduto e di emettere una “pulsazione” quando viene tenuto in mano.


La bambola che invecchiò
130179_1Anno: imprecisato. Luogo: sconosciuto.
Secondo la storia, questa bambola apparteneva ad una famiglia qualsiasi che, nel tentativo di fare più spazio in casa, si liberò dei vecchi giocattoli dei bambini spostandoli in soffitta. Tra questi vi era una comunissima bambola dall’aspetto di infante.
Undici anni dopo, la famiglia decise di trasferirsi in una nuova casa. E fu così che, durante lo sgombero, fu ritrovata la bambola, invecchiata e raggrinzita, dagli occhi scavati, come se un tempo fosse stata viva. Alcuni stanno tentando di fornire una spiegazione scientifica al mutamento ma, per ora, nessuna teoria è stata comprovata.


Elmo Knows Your Name
11198552_859340967469668_20062742_nAnno: 2008. Luogo: USA.
La famiglia Bowan comprò per il figlioletto di due anni James il giocattolo del noto personaggio di Elmo. Questa bambola, chiamata Elmo Knows Your Name (Elmo conosce il tuo nome) era programmata per recitare il nome del proprio possessore ed una serie di varie altre frasi personalizzate. La bambola, che chiaramente conosceva il nome di James, era solita aggiungere la parola “kill” (uccidere) prima di pronunciare il nome del bambino. Elmo ripeteva quindi la frase “Kill James!!” (Uccidere James!) svariate volte, al punto che la madre decise di togliere il giocattolo dalle mani del bambino.
La bambola ha iniziato ad emettere sentenze di morte solo dopo il primo cambio di batterie. La Fisher-Price ha offerto alla famiglia una compensazione in denaro per l’accaduto, ma non si sa se la famiglia lo abbia accettato o meno.


Chrystal, True, Monika, Sharla, Isaac, Lilly, Ashley e Cameron
11165907_859341484136283_925812183_nUna famiglia della Pennsylvanya ospita una serie di bambole presso il proprio domicilio, SAPENDO CHE SONO MALEDETTE. Si tratta di investigatori del paranormale il cui obbiettivo è di esaminare le bambole e raccogliere dati su eventuali apparizioni o registrazioni di EVP. Per questa ragione è stata posizionata una telecamera che vigila le bambole 24 ore su 24.
Se anche voi volete dare un’occhiata a quello che le bambole stanno facendo sotto i vostri occhi, visitate il sito http://dollhousecam.us e potrete allo stesso modo consultare il forum sulle misteriose apparizioni che ogni tanto hanno luogo nelle loro vicinanze.

Le storie di quest’ultimo articolo sono state tradotte dall’inglese da Aka-chan.

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Truci storie di bambole maledette…Atto secondo

Joilet
11149039_849745071762591_1201170387_nAnno: imprecisato. Luogo: USA.
La bambola è stata regalata quattro generazioni fa alla bisnonna di una famiglia di donne, da parte di un suo amico, mentre ella portava in grembo il suo secondo figlio.
La bisnonna di Anna (nome di fantasia) ignorava che questo dono non era un simbolo di gioia, bensì di profonda amarezza: il signore era infatti tremendamente geloso ed aveva fatalmente maledetto la bambola prima di donarla.
La bisnonna di Anna diede finalmente alla luce il suo secondogenito, un bambino maschio perfettamente sano che,
senza sintomi né malattie sospette, spirò il terzo giorno di vita.
La bisnonna non sapeva che questo tragico evento si sarebbe protratto per tutte le generazioni seguenti.
Ogni donna della famiglia, infatti, avrebbe avuto due figli, un maschio ed una femmina, ma il maschio non sarebbe riuscito a vivere oltre il terzo giorno.
Poco dopo la morte del bambino, Anna iniziò a sperimentare i fenomeni paranormali manifestati da Joliet. A tarda notte si poteva sentire il pianto lacerante di un neonato, il suo neonato, emesso proprio dalla bambola. Nonostante quelle urla tremende la riportassero al truce momento della perdita del proprio figlio, non fu in grado di liberarsene.
Anni dopo, la bambola passò nelle mani della nonna di Anna, che conosceva alla perfezione la storia del fratello e di Joliet e fu spettatrice inerme dei suoi pianti. Ella, però, non poteva immaginare che anch’essa sarebbe stata vittima della medesima tragedia. Di fatti pochi giorni dopo la nascita, il proprio figlio morì.
La medesima vicenda è successa alla madre di Anna che ha donato Joliet alla figlia, l’attuale proprietaria da poco ha perso il suo bambino che si è aggiunto al pianto degli altri 3 neonati.
Però neanche lei riesce a liberarsi di questo fantoccio malgrado sappia che sarà costretta a regalare la bambola a sua figlia.
La soluzione ci sarebbe: distruggere e sbarazzarsi per sempre di Joliet, ma nessuna delle quattro donne è stata in grado di farlo perché purtroppo, nonostante il dolore, la bambola che venne e viene curata come un vero neonato, è l’unico legame che hanno avuto coi loro bambini. Distruggerla significherebbe ucciderli una seconda volta e nessuna di loro ha voluto assumersene il fardello.


Emilia
11126187_849745091762589_373083376_nPeriodo storico: fine ‘800, inizio ‘900. Luogo: Italia.
Si narra di questa bambola ultracentenaria che fu il Re Umberto I di Savoia, Re d’Italia dal 9 gennaio 1878 fino alla sua morte, a regalarla all’amico fidato Ulvado Bellina, capitano personale della guardia reale, come dono per la figlia primogenita Maria. La bambola fu in seguito chiamata Emilia.
La bambola superò senza alcun problema la prima guerra mondiale, mentre nella seconda perse entrambe le braccia ed il cuoio capelluto a causa di un esplosione in un treno diretto ad Udine.
Maria Bellina, ormai diventata una donna, volle a tutti i costi cercare la preziosa Emilia tra le macerie del
treno. Da quel momento, Emilia fu posseduta dal fantasma della donna che morì cercando di salvare se stessa e la bambola.
Si dice che Emilia abbia la facoltà di chiudere ed aprire da sola gli occhi e che di notte si possono sentire dei suoni provenire dalla sua cassa vocale, ormai non più funzionante.
Inoltre, spesso la si sente piangere.
Maria amò così tanto questa bambola da aver dato il suo nome alla figlia Emilia.


Pupa
11136909_849745078429257_176230036_nAnno: 1920. Luogo: Italia e USA.
Costruita da un artigiano triestino con le fattezze della futura proprietaria, Pupa, insieme alla bimba, superò la seconda guerra mondiale e, sempre con la sua padrona, dopo aver girato l’Europa , approdò negli Stati Uniti.
La proprietaria sosteneva che Pupa avesse una mente tutta sua e amava raccontare ai nipoti come ella fosse la sua principale confidente e la sua migliore amica.
Pare che le abbia anche salvato la vita in circostanze sconosciute.
Nel 2005 la proprietaria è deceduta, lasciando Pupa nelle mani di un’altra famiglia, preventivamente avvisata della strana ‘’vivacità’’ della suddetta.
I nuovi proprietari hanno deciso di metterla in una teca di
vetro per preservane l’integrità. Tuttavia, Pupa si sta ribellando a questa nuova gabbia, poco adatta al suo carattere eccentrico.
I primi fenomeni sono stati la scomparsa di oggetti situati vicino la teca; poco dopo i proprietari hanno trovato persino dei messaggi, come se un bambino giocasse col vapore a imbrattare il vetro della teca e poi, col ditino, iniziasse a scarabocchiare. Il messaggio più frequente è ‘’ Pupa hate’’, Pupa odia. Inoltre, Pupa non riesce a star ferma: si muove frequentemente e non viene mai ritrovata nella stessa posizione. Fa ticchettare il vetro dall’interno ogni qual volta vede passare un volto nuovo che, terrorizzato, si volta a fissarla e la ritrova in posizione ammiccante con la manina sul vetro.
Uno dei membri della famiglia ha postato dei video di Pupa su youtube, i quali sono stati purtroppo oscurati.


Amanda
11128915_849745068429258_679049235_nAnno: imprecisato. Luogo: svariati.
La bambola Amanda è stata prodotta dalla compagnia tedesca Simon & Halbig (1839-1943).
Nel 2003 la bambola ha fatto la sua prima comparsa su Ebay e da allora ha cambiato diversi proprietari: nessuno la voleva tenere perché pare che la presenza della bambola in casa fosse la causa di alcuni strani fenomeni. Nessuno spiegò nello specifico cosa accadesse realmente finchè una delle sue proprietarie non decise di rendere
pubblica la sua tragica esperienza.
Dall’arrivo di Amanda in casa propria, la sua mente rimase infatti soggiogata dalla bambola, la quale la costringeva a tenere il pensiero costantemente fisso su di lei.
Volente o nolente, si ritrovava a parlare sempre e solo con Amanda, condividendo pensieri e segreti. ‘’ Sapeva ascoltare e le piaceva ascoltarmi’’ affermò ‘’ Ma non è così dolce come può sembrare’’. Ella, infatti, veniva violentemente trascinata e malmenata da Amanda nei suoi incubi.
Una notte si svegliò di soprassalto con i piedi congelati dal freddo. Scese dal letto, accese la luce e ciò che vide fu disarmante: i suoi piedi erano segnati e graffiati.
Decise quindi di chiamare un’ambulanza ma, giunta al telefono, si accorse che i piedi erano tornati del colore originale, senza alcun graffio. Si risedette sul letto e fu lì che notò Amanda, la quale la guardò con un sorriso sinistro per poi tornare al suo volto originale.
A quel punto, spaventata, la donna inviò la bambola ad un investigatore di fenomeni paranormali di nome Reggie Jacobs. La sentenza di Jacobs fu univoca: la bambola era posseduta da una presenza. Quando è felice si comporta come una bambola qualunque; quando, però, è annoiata, inizia a rovinare gli oggetti di uso casalingo.
Altri proprietari aggiunsero, a quel punto, che ella era anche in grado di muoversi e amava spostarsi nella casa da sola.
Al momento Amanda è rinchiusa in Atlanta, sotto stretta sorveglianza di investigatori privati, ma pare non sia molto contenta di ciò.


Bebe
11149089_849745101762588_910798630_nBebe è una bambola dai bellissimi capelli rossi e dagli enigmatici occhi celesti mentre Janice è una collezionista di bambole maledette.
L’ambiente della casa di Janice fu immediatamente soggetto al forte stato emozionale di Bebe ma l’apice avvenne quando Janice , indaffarata, ebbe la sensazione di essere osservata; si voltò ma non vide nessuno. Decisa ad ignorare semplicemente l’accaduto riprese a fare quel che stava facendo ma qualcosa le passò sui piedi. Spaventata, corse via e da quel momento le cose precipitarono.
Una sera Janice sentì sbattere qualcosa al piano di sopra, in soffitta. Si arrampicò su per le scale in
cerca di ciò che provocava il rumore ma non trovò nulla di anomalo, solo la tremenda e ormai consueta sensazione di essere osservata. Iniziò a sentirsi fortemente a disagio. Poi, colta da una crisi di panico, cadde a terra e svenne.
Nel momento di incoscienza ebbe una visione: vide un uomo con sei piedi, adirato con lei, dirigersi verso un’altra stanza della casa, lo vide aprire la porta e lo sentì sussurrare qualcosa di cui non colse il significato, ma che le suonò parecchio sinistro.
Un urlo femminile ruppe il silenzio. La porta aperta dall’inquietante individuo si spalancò e lui corse via. Agli occhi di Janice apparve solo il macabro scenario di un omicidio : una salma riversa per terra, il cadavere di una bambina che stringe tra le braccia una bambola dalle scarpette rosse e l’abito blu, Bebe.
Destatasi dallo stato di incoscienza si rese conto di essere al piano sottostante della soffitta e mentre cercava di rialzarsi, notò Bebe proprio accanto a lei.
Da quel momento la bambola è al sicuro e Janice è alla costante ricerca di informazioni sugli eventi vissuti durante lo stato di trance. E’ convinta che ciò che ha visto è una proiezione degli ultimi momenti vissuti dalla bambina che, secondo lei, è imprigionata nel corpo della bambola ed è tutt’ora l’autrice di fenomeni paranormali che continuano ad avvenire nel suo appartamento.

Continua…

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Truci storie di bambole maledette …4 buoni motivi per soffrire di pediofobia

Annabelle
b6b1a21ba986c058b02ee13ad673ee18Anno 1970, Stati Uniti.
Una signora decise di fare un regalo alla figlia Donna, la quale si stava laureando medicina e divideva l’appartamento insieme alla sua amica e compagna di corso Angie. Il regalo consisteva in una bambola Raggedy Ann. Entusiasta per il regalo ricevuto, Donna decise di appoggiarla sul suo letto ma la sera stessa si accorse di alcune piccole stranezze: la bambola che lei stessa aveva posizionato con le gambe adagiate sul letto e le braccia libere sui fianchi, fu trovata con le gambe incrociate e le braccia stese sulla pancia. Sul momento la ragazza non diete peso alla cosa ma man mano che il tempo passava, sia lei che la sua coinquilina si accorsero di una serie di eventi inconsueti: la bambola cambiava posizione o cambiava direttamente stanza. Spesso dal letto dove veniva lasciata la si ritrovava sul sofà e se Donna la lasciava sul divano la ritrovava comodamente adagiata
sul letto. Un giorno Donna e Angie trovarono sparsi sul pavimento pezzi di pergamena con su scritto ‘’ Help us’’ e ‘’ Help Lou’’ ( aiutateci, aiutate Lou) con i pastelli colorati.
Durante la notte si potevano inoltre udire rumori di oggetti spostati e cassetti aperti e, ogni qual volta una delle due si recava a controllare, la bambola veniva trovata per terra come se qualcuno l’avesse gettata.
Le ragazze, allarmate dalla possibilità che qualcuno potesse entrare in casa loro, decisero di usare dei piccoli stratagemmi per cui, se qualcuno avesse avuto accesso alla casa, avrebbe dovuto lasciare qualche traccia. La situazione precipitò quando la bambola cambiò camera con la porta chiusa a chiave. Era ovvio che qualcuno non stava entrando in casa loro: era la bambola a muoversi liberamente nell’appartamento.
Le ragazze, ormai inquietate dalla situazione, decisero di rivolgersi ad una medium che svolse una seduta spiritica nel loro appartamento. Quest’ultima, in stato di trance, spiegò loro che in quel condominio era morta una bimba di sette anni di nome Annabelle Higgings. La piccola sosteneva di trovarsi bene con le due ragazze e chiese loro se fosse possibile entrare nel corpo della bambola. Chiedeva solo un po’ di attenzioni e tanto affetto. Le ragazze, mosse a compassione, acconsentirono senza rendersi conto della reale gravità della situazione.
La bambola, che fu denominata Annabelle come la bimba, aumentò rapidamente le sue potenzialità. Ben presto le ragazze capirono che qualcosa stava andando storto. Infatti una sera, rientrando a casa, trovarono Annabelle a terra di fronte all’uscio dell’appartamento con tre gocce di sangue sul vestito che scomparvero senza lasciare traccia il giorno dopo.
Poco tempo dopo, in previsione di un viaggio, le due ragazze invitarono un amico a casa loro. Il ragazzo si chiamava Lou, non aveva mai visto la bambola ed era scettico della situazione che Donna ed Angie gli avevano presenziato prima di farlo entrare nella loro dimora. Nonostante questo, Lou parve essere strettamente collegato alla situazione: confessò infatti alle due ragazze che da svariato tempo faceva degli incubi su una grossa bambola di pezza che gli metteva le mani al collo e comunicava telepaticamente con lui. I tre stavano terminando la mappa dei luoghi da visitare nel corso della loro gita quando, improvvisamente, si sentì un forte frastuono provenire dalla camera di Donna.
Lou, unico uomo nell’appartamento, temendo l’intrusione di un malvivente, decise di andare a controllare cosa fosse successo.
Passano i minuti e le ragazze non lo vedono ritornare, più allarmate di prima si dirigono anch’esse nella stanza di Donna e ciò che videro è terrificante : il ragazzo era adagiato a terra privo di sensi, Annabelle sedeva sopra di lui con le braccine intorno al suo collo. A quel punto le ragazze chiamarono disperate i coniugi Warren, due demonologi famosi per essersi occupati di diversi casi paranormali, i quali risposero immediatamente alla richiesta d’aiuto e ben presto scoprirono la verità: Annabelle non era l’anima in pena di una bimba innocente, bensì un demone che aveva iniziato a muovere il fantoccio. Il suo scopo era portare avanti un particolare rituale per poter dominare le anime delle due ignare ragazze.
Fecero quindi benedire la casa da Padre Cooke e traslocarono. La bambola fu portata via dai coniugi Warren per essere depositata presso la loro residenza, il ‘’Museo degli orrori’’ di casa Warren, nel Connecticut, dove risiedono tutti gli oggetti speciali prelevati dalla coppia durante le loro indagini. Annabelle, non molto entusiasta dello spostamento, mostrò ai suoi nuovi padroni tutta la sua pericolosità, arrivando addirittura a lievitare. I due demonologi si ritrovarono così costretti a costruire una speciale teca di vetro dove sigillare per sempre la bambola. Sopra di essa c’è un cartello con scritto: ‘’ Attenzione! Non aprire assolutamente!’’. Oggi, per fortuna, Annabelle è ancora lì dentro.


Robert
785px-Robert_The_Doll_(5999680656)Anno 1906, Florida, Stati Uniti.
Robert Eugene Otto, 5 anni, era il rampollo della famiglia Otto. Uno dei servitori della casa, di origini africane e del quale si diceva praticasse la magia nera ed i rituali vodoo, decise di regalare al bambino una bambola fatta a mano da lui stesso. Alto quasi un metro e vestito da marinaretto, il bambolotto possiede i capelli veri di Robert Eugene ed è sua volta in compagnia di un piccolo peluche, un dolce leoncino. Conquistò subito il piccolo Robert che, con gli occhi di un bambino, vide un amichetto con cui giocare e decise di dargli il suo stesso nome. Robert Eugene passava tantissimo tempo con Il suo giocattolo preferito, con il quale
amava chiacchierare interpretando anche la vocina di Robert.
Poco tempo dopo Eugene iniziò a provare un sentimento di
inquietudine nei confronti del bambolotto; aveva degli incubi ricorrenti e spesso la notte si svegliava urlando dal terrore. I genitori, accorrendo spaventati in camera del figlio, si trovavano di fronte ad eventi ‘’strani’’: i mobili ed i giocattoli non erano mai al loro posto e in risposta alle loro richieste di spiegazioni il figlio mormorava – Robert did it! – (È stato Robert!).
Ben presto le conversazioni fra i due diventarono vere e proprie liti. In un’occasione particolare la madre allarmata andò a vedere cosa stesse accadendo e trovò Eugene in posizione fetale in un angolino a piangere disperato e la bambola sul letto, quasi ad osservarlo.
Una notte, dopo essersi svegliati per le urla del piccolo, i genitori trovarono la bambola sul suo petto e le mani intorno al collo del bambino. Il piccolo sostenne che la bambola stesse tentando di ucciderlo. Donde evitare altri turbamenti psicologici per Eugene, i genitori decisero di riporre la bambola in soffitta e di dimenticarsi della sua esistenza e dei tristi avvenimenti a lui collegati.
Passarono gli anni, Eugene diventò un uomo e iniziò a frequentare l’università dove conobbe la futura moglie Anne e divenne un affermato pittore. Dopo la morte dei suoi genitori, i due decisero di trasferirsi nella casa natale di Eugene; bastò un’occhiata in soffitta per far ritrovare i due vecchi amici/nemici e fu subito ossessione. Eugene approfittò dei lavori per far costruire una stanza appositamente per Robert, con tanto di mobili di grandezze ridotte ed addirittura un soffitto ribassato.
Eugene iniziò inoltre a pretendere rispetto e riguardo da tutti nei confronti di Robert, chiedendo tassativamente che venisse trattato come un essere umano e che potesse sedersi a tavola come tutti gli altri componenti della famiglia.
Stanca dell’assurda situazione ed approfittando di un’assenza del marito, Anne rinchiuse Robert di nuovo in soffitta ma, Eugene, venuto a conoscenza dell’ignobile atto, reagì violentemente e recuperò Robert rimettendolo al suo posto. Fu così che il rapporto fra marito e moglie, già deteriorato, si sfasciò definitivamente. Lei era sempre più convinta dell’insanità mentale di lui che, ormai, stava diventando sempre più scostante e violento.
Nel 1974 Robert Eugene Otto morì. Anne lasciò immediatamente la casa per passare serenamente gli ultimi suoi anni di vita a Boston. La casa venne data in affitto con una sola clausola: Robert, il bambolotto, doveva restare l’unico abitante della sua cameretta. Quattro anni dopo Anne morì e la clausola divenne nulla. La stanza di Robert fu aperta per dei lavori ed in breve tempo gli operai diventarono le vittime preferite dei suoi scherzetti; furono loro, infatti, a sostenere che la bambola muovesse gli occhi e che la stessa sembrava spostarsi ogni volta che loro giravano lo sguardo. Inoltre, più di una volta sentirono delle risate infantili risuonare nelle stanze. I successivi abitanti accusarono gli stessi problemi di Robert Eugene Otto: una bimba di 10 anni, anch’ella attirata dalla bambola, ebbe gli stessi sintomi del piccolo Eugene ed addirittura affermò di esser stata aggredita con un coltello da Robert. Attualmente Robert vive ancora nella sua casa, trasformata appositamente in un museo locale: The East Fort Martello Museum.
Nonostante la veneranda età di 115 anni, non ha smesso di fare scherzetti. Svariate testimonianze
affermano che gli oggetti continuano a spostarsi, il bambolotto cambia spesso posizione ed è impossibile fotografarlo o riprenderlo se non gli si chiede il permesso. Quelli che non lo fanno si ritrovano con foto sfuocate ed accusano malfunzionamenti alla macchina, malfunzionamenti che svaniscono una volta usciti dal museo.


La Ichimatsu di Okiku
boneka-OkikuAnno 1918, Giappone.
Il diciassettenne Eikichi Suzuki, nel corso di una gita a Sapporo, rimase affascinato da una bambola Ichimatsu che le ricordava la sorellina Okiku e decise di acquistarla per portargliela in dono. La bimba, estasiata, la elesse immediatamente come proprio giocattolo preferito. Purtroppo il 24 gennaio del 1919, all’età di 3 anni, la piccola Okiku morì a causa di una grave influenza.
A tumulazione avvenuta, i famigliari si resero conto con grande rammarico di non aver seppellito la bambola insieme alla propria piccola. Decisero allora di collocarla nell’altare di famiglia per recarsi ogni giorno a pregare in memoria della piccola Okiku.
Nel tempo però notarono qualcosa di strano: i capelli della bambola crescevano sempre di più. I familiari interpretarono questa manifestazione come il segnale che lo spirito della piccola
risiedeva nel feticcio.
Gli anni passarono e il 16 agosto del ’38 la famiglia di Okiku fu costretta a trasferirsi ed il fratello fu chiamato alla guerra. Decisero di affidare la bambola ai sacerdoti buddhisti del tempio Mannenji’s, nell’isola di Hokkaido, dove la bambola è tutt’oggi custodita.
Eikichi tornò successivamente al tempio e rimase sorpreso a notare che i capelli della bambola erano arrivati alle ginocchia.
Dalla sua entrata al tempio ogni anno i sacerdoti tagliano i capelli della bambola, celebrando l’avvenimento con una speciale cerimonia. Ancora oggi i capelli continuano a crescere raggiungendo anche i 25 cm di lunghezza.


Mandy
mandy-the-dollAnno 1991, Columbia Britannica, Canada.
L’antica bambola Mereanda, anche chiamata Mandy, era proprietà di una donna la quale affermò di avere avuto esperienze sinistre dall’arrivo di questa bambola in casa. In particolare rimase spaventata dal pianto disperato di infante che ogni notte proveniva dalle stanze in cui ella riponeva Mandy. Ogni qual volta si recava a controllare, non trovava altro che la bambola ed una finestra aperta. Disperata decise di regalarla al Quesnel Museum e confermò poco dopo che, insieme alla scomparsa di Mandy, scomparvero anche i misteriosi pianti notturni. Il corpicino era ed è stranamente mal ridotto: la porcellana presentava crepe in molti punti ed il vestito, al
momento della sua accoglienza, era lurido e stracciato. L’età della bambola fu stimata a 90 anni. Tuttavia, nessuno conosce i proprietari precedenti alla donna che la cedette al museo. All’inizio la bambola fu posta di mese in mese in luoghi e sale differenti del museo, ma si scoperse subito che, ogni qual volta essa fosse stata messa in vetrina insieme ad altre antiche bambole della stessa fattura, queste ultime presentavano lievi o più seri danneggiamenti, anche se poco prima della loro sistemazione risultavano del tutto intatte.
I membri dello staff del museo, indecisi su dove metterla, la riposero all’entrata pensando che, malandata com’era, non avrebbe dato troppo nell’occhio, ma così non fu. I turisti rimasero infatti molto impressionanti dalla inquietante bambola: la fissavano e ne discutevano di continuo, stregati dal suo sorriso sinistro e dal suo volto deturpato. Alcuni cominciarono a sostenere che “dopo che l’hai osservata, qualcosa cambia per sempre nella tua vita”. Quando finalmente venne il momento di dare alla vecchia Mereanda una locazione definitiva, si decise di metterla in una teca tutta sua, perchè qualcuno pensava che se esposta in compagnia “avrebbe fatto male alle altre bambole”.
Strani fenomeni iniziarono inoltre ad accadere dal suo arrivo al museo, come la sparizione di diversi oggetti, tra cui libri, penne, fotografie, chiavi e cibo, che veniva ritrovato marcio in posti impensabili. Le videocamere e macchine fotografiche dei visitatori accusano malfunzionamenti quando provano a riprendere la bambola o a scattarle una foto. Alcuni sostengono perfino di aver visto la bambola sbattere le ciglia o di sentire gli occhi della bambola seguirli ovunque. Oltre a ciò, non di rado si sentono passi in zone dove non c’è anima viva. Nessuno muore dalla voglia di rimanere per il turno serale delle pulizie o per la sorveglianza delle sale…
Parapsicologi dichiarano che la bambola emani una forte energia negativa dovuta al suo oscuro passato.

Continua…

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Dolled-Up, il fenomeno delle real-life dolls!!

Non è più una novità sentir parlare tramite i media di persone qualunque che, colte da smania di imitazione (o persecuzione) di un ideale di bellezza, ricorrono ad interventi estetici invasivi che modificano definitivamente l’aspetto e le forme del proprio corpo, non sempre in meglio. Ma fin dove può portare il fanatismo?

Il fenomeno delle real-life dolls include in se stesso vari sottogruppi: ci sono infatti ragazze che, già naturalmente dotate di caratteristiche fisiche adeguate, sfruttano un abile utilizzo del make-up e studiano il loro look in modo da trasformarsi in graziose bamboline, come le youtubers Venus Angelic e Dakota Rose (anche conosciuta col nome Kota Koti); altre, ispirate dallo stile anime, si tingono i capelli con colori accesi e sfruttano le potenzialità del trucco per ingrandire ed evidenziare gli occhi, come l’ucraina Fukkacumi, alias Anastasiya Shpagina .

Vi è però anche quella categoria di fanatiche e fanatici che, senza freni inibitori alcuni, non pone limiti alla quantità di trasformazioni estetiche e chirurgiche a cui sottoporre il proprio corpo, tutto in nome di un ideale di bellezza che, nella loro mente, considerano perfetta: quella delle bambole.
“Barbie è la donna ideale” ritiene la supermodella ucraina Valeria Lukyanova, la più famosa real-life Barbie del mondo. “Gli standard di bellezza sono cambiati a causa della fusione tra razze. Le etnie si stanno mischiando, e questo causa degenerazione. Non è sempre stato così. Ricordate quante belle donne c’erano negli anni ’50 e ’60 senza l’utilizzo della chirurgia estetica?”
Valeria si dichiara superiore in bellezza per via del suo genere nordico, dei suoi occhi e della pelle chiari. Ma nulla è quello che sembra: i suoi occhi naturalmente verdi sono infatti resi azzurri dalle lentine colorate, così come i suoi capelli sono in realtà un normale biondo cenere.
foto1Il suo seno è lievitato grazie ad una mastoplastica additiva e la sua vita, innaturalmente fine, non può non aver subito un ritocco per apparire così simile alle proporzioni di Barbie. Impossibile sapere quali altre operazioni abbia subito, Valeria ha ammesso pubblicamente solo l’intervento al seno. Ma, osservandola in viso, non viene sicuramente da pensare che la sua follia si sia fermata lì: il suo naso troppo perfetto, le sue labbra a cuore, ma soprattutto i suoi occhi, resi ancora più grandi da un tremendo make-up, lasciano pensare che abbia agito chirurgicamente anche su questi per modificarne la forma.
Un altro esempio di smania da imitazione da ideale di bellezza ci viene offerto dalla 38enne californiana Blondie Bennett, il cui unico scopo nella vita sembra essere quello di trasformarsi in una versione alquanto volgare di Barbie. Blondie si è infatti sottoposta a ben 5 interventi di mastoplastica additiva per un totale di 42.000 $, senza contare altri 20 interventi estetici che le sono costati ulteriori 39.000 $.
La sua taglia di seno è al momento una 32JJ, che corrisponde ad una quinta molto abbondante.
Blondie si sta inoltre sottoponendo a delle sedute di ipnoterapia per rendersi totalmente “brainless”, ovvero vuota e stupida.
foto2Nemmeno gli asiatici sono immuni da questa forma virale di dilagante stupidità. Affascinati dall’ideale di bellezza occidentale, è risaputo che molte donne e uomini si sottopongono a svariate operazioni per avere fattezze meno orientali: labbra più carnose, occhi più grandi e rotondi e qualsiasi cosa ritengano necessario per sfondare nel mondo della televisione, per diventare fotomodelli o semplicemente per compiacere i propri bisogni estetici.
Ma la modella giapponese conosciuta col nome di Vanilla Chamu è andata ben oltre: ha infatti speso 10 milioni di yen in chirurgia estetica pur di assomigliare ad una bambola di porcellana, imponendo un radicale cambiamento al suo aspetto che l’ha resa totalmente irriconoscibile.
E dopo i 30 interventi già eseguiti, iniziati all’età di 19 anni, Vanilla prospetta di sottomettersi alla procedura più complessa e rischiosa di tutte: l’allungamento delle gambe.

foto3E non è finita qui: anche gli uomini sono caduti nella spirale della chirurgia estetica spinti da ideali di perfezione da bambola, come il modello americano Justin Jedlica (34 anni), il brasiliano Rodrigo Alves (31 anni) e il modello Celso Santebanes (22 anni), anche lui brasiliano, i quali auspicano a trasformarsi in Ken viventi.
Il primo ha iniziato la sua lunga mutazione all’età di 18 anni e fin’ora ha speso 100.000 $ per sottoporsi alla bellezza di ben 100 interventi chirurgici, di cui si annoverano 5 rinoplastiche, modifica della forma dell’osso del cranio e aumento della dimensione di zigomi, mento, labbra e natiche.
“Mi sono sempre interessato di chirurgia plastica perché la considero un’estensione del mio essere creativo. Io sono la scultura di me stesso, la mia stessa opera d’arte.” Dichiara Justin. “Sono consapevole dei rischi che corro e di essere stato molto fortunato fino adesso, ma non smetterò di sottopormi ad interventi chirurgici, è come chiedere a Picasso di smettere di dipingere!”
Al momento la sua follia lo sta portando a riprodurre su se stesso la muscolatura di Ken, facendosi impiantare sottopelle delle protesi al silicone. I suoi pettorali, dalla improponibile forma rotonda, lo fanno sembrare per davvero una bambola in plastica uscita da un cartone animato.
Ancora nulla in confronto al suo collega Rodrigo Alves, il cui aspetto fortemente plastico e artificioso lasciano intuire la quantità di gomma che già naviga nel suo corpo. Tra liposuzione, liposcultura dei pettorali e botox, le sue spese in operazioni ammontano alla modica cifra di 147.000 $. E, nonostante abbia di recente rischiato la vita sotto i ferri, non ha alcuna intenzione di fermarsi.
”Ken è semplicemente perfetto” Sostiene Rodrigo. “ È l’uomo ideale. Non ho una risposta a questa ossessione per me difficile da controllare. Mi piacerebbe lavorare sulle spalle o intervenire per la quarta volta sulla forma del naso.”
L’ancora giovane concorrente Celso, sulla buona strada per diventare la loro replica, ha già speso 48.000 $ in operazioni chirurgiche e cerca, nel limite del possibile, di imitare anche il comportamento di Ken, oltre al suo aspetto plastico.
Celso è al momento in cerca di una fidanzata: qualcuna vuole offrirsi?

by: Aka-chan

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